8Storia
Le origini e la leggenda
La storia del santuario affonda le sue radici nella tradizione cristiana e nella leggenda locale. Si narra che il giovane Vito, patrizio romano convertito al cristianesimo, fuggisse da Mazara del Vallo insieme alla nutrice Crescenzia e al precettore Modesto per sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Dopo una tempesta, approdarono a Capo Egitarso, dove cercarono di convertire gli abitanti del villaggio di Conturrana. Quando fallirono a causa del rifiuto della popolazione, una frana devastò il villaggio, interpretata come punizione divina, da questo evento nacque il culto che portò alla costruzione di un primo luogo sacro nel luogo dell’approdo.
La prima cappella e i primi sviluppi
Intorno al Trecento fu edificata una piccola cappella dedicata a San Vito martire, presso la quale iniziò il culto popolare. Documenti del 1241 menzionano già un luogo di culto dedicato al martire, costruito dai fedeli di Erice.
Da chiesa a fortezza
Con il passare dei secoli, la crescente fama dei miracoli attribuiti a San Vito (e anche a Santa Crescenzia) attrasse numerosi pellegrini, rendendo necessaria una struttura più imponente. Alla fine del Quattrocento, la cappella fu trasformata in una vera e propria fortezza–alloggio dotata di mura robuste, stanze per i pellegrini, stalle e persino un pozzo, costruita per proteggere fedeli e visitatori dai pirati barbareschi.
Elementi architettonici e stratificazioni storiche
Il santuario conserva tracce di diverse epoche:
Resti ipogei risalenti al periodo tardo-romano e bizantino (IV–V secolo), testimoni della stratificazione del sito nel corso del tempo.
Citazioni già in epoca normanna, come quella del geografo arabo al-Idrisi nel 1154, che attesta l’esistenza di un culto in loco.
Decorazioni e ampliamenti successivi, tra cui il finanziamento papale nel 1485 e contributi dell’imperatore Carlo V nel 1526.
Le caratteristiche architettoniche riflettono questa complessa evoluzione, la struttura combina elementi militari (mura spesse, feritoie, merli, torrione), religiosi (cripta, rosone, nicchie votive), e civili (scalone nobile, maioliche, terrazze).
Epoca moderna e contemporanea
1667: elevato a chiesa sacramentale per l’assistenza ai pellegrini in pericolo.
Periodo borbonico: nei primi decenni del Settecento sorsero le prime case intorno al santuario, già verso la fine del secolo si formava un piccolo borgo abitato.
1854: fu elevato a parrocchia da monsignor Vincenzo Ciccolo Rinaldi.
Fine anni '90 e primi anni 2000: restauri esterni (fine 1998), nel 1999 divenne chiesa arcipretale, nel 2002 emerse un antico battistero rurale durante i lavori, riapertura con dedicazione nel 2003.